Storia
02/02/2016
Storia


STORIA
 
Domegge di Cadore (dal lat. Dumilia, cioè due miglia dalla mansione Romana di Lagòle, e nei documenti antichi Domeglo-Domeglis), con le sue frazioni Vallesella e Grea, si colloca sulla riva destra del fiume Piave in una vallata splendida incorniciata da maestose montagne quali Spalti di Toro, 2250 m (a sud), Tudaio, 2140 m (a est), Antelao , 3263 m (a ovest), Marmarole , 2850 m circa (a nord).
Domegge di Cadore assume una notevole importanza nell’ottica di tutto il Cadore grazie alla sua posizione predominante sul Lago Centro Cadore e alla splendida catena degli Spalti di Toro, il monte Montanèl (2461mt.), gli scorci spettacolari sulla Val Talagona dove scorre l’omonimo torrente, e il gruppo dei Monfalconi. I percorsi nelle aree prative e nei paesaggi agrari che invitano alla serenità e a rifuggire lo stress, la presenza di numerosissime chiesette, piccoli gioielli di fede ed arte, la possibilità di usufruire di parecchi percorsi immersi nel verde, una struttura come il Parco di Vallesella, sede di manifestazioni di ogni tipo, rappresentano una parte dell’ offerta di un territorio sempre più rivalutato ed apprezzato in questi ultimi anni per la cura dell’ambiente, la buona tenuta dei sentieri boschivi, l’ottima gestione dei tre Rifugi: Padova, Cercenà e Bajon, la strategica posizione del Bivacco Montanèl (2048 m), base di partenza per la Cima Montanèl, e numerose escursioni in roccia dai paesaggi mozzafiato.
Le origini di Domegge, oltre che come avamposto Romano, si riscontrano anche in un documento del 1328 in cui compaiono i nomi dei Sindaci dei cinque borghi che costituivano l’odierno Comune: Domegge, Vallesella, Aipo (l’attuale contrada Deppo), Grea e Focén (Folcegno), quest’ultima situata nell’altra riva del fiume Piave e di cui oggi non vi è più esistenza. Si possono rintracciare le origini e le usanze degli abitanti locali nel libro “Storia del Popolo Cadorino” (1856/1862) redatto dal grande storico mons. Giuseppe Ciani e dal quale traspare l’ attaccamento dell’autore alla terra natia Domegge.

LA LINGUA LADINA
 
Il comune di Domegge di Cadore appartiene all’area di minoranza linguistica ladina.
Con l’espressione lingua ladina si fa riferimento ad un’ampia famiglia di dialetti distribuiti lungo l’arco alpino centro-orientale, in alcune vallate al di qua e al di là dello spartiacque, e nella pianura friulana. Tradizionalmente si distinguono tre sottogruppi ben diversificati l’uno rispetto agli altri: ladino occidentale (o romancio) nelle valli svizzere del Canton Grigioni; ladino centrale ( o ladino dolomitico) nelle valli delle Dolomiti; ladino orientale (o friulano) in tutto il Friuli eccetto la fascia costiera. Questi, a loro volta, hanno suddivisioni interne: ad esempio, il ladino dolomitico si distingue in ladino altoatesino (o sellano) ed in ladino cadorino. Nondimeno esistono anche zone linguistiche di contatto che fanno da cuscinetto o ponte linguistico tra le suddette aree principali: questo è il caso dell’idioma zoldano che risulta intermedio tra ladino di tipo atesino e cadorino.
Di recente, fondendo tratti di più parlate locali, sono state create due varietà standard: in Svizzera il “rumantsch grischun” e nelle Dolomiti il “ladin dolomitan”. In Friuli, dove le differenze interne sono minori, viene usata come standard la varietà della fascia centrale della regione.
Il ladino è una lingua romanza, vale a dire che deriva dal latino. Ha una stretta parentela con i dialetti dell’Alta Italia, i quali stessi nel Basso Medioevo possedevano una fisionomia che oggi si definirebbe “ladina”. Verso nord il tipo linguistico ladino, precocemente fagocitato dal tedesco, raggiungeva le porte dell’odierna Monaco di Baviera.

Dall'età del bronzo ai Romani
Il rinvenimento in una cava in località Crodola (m.801) di un falcetto e un'ascia ad alette bronzei datati al XIII-XII secolo a.C. è il più antico segno di frequentazione umana in Centro Cadore. Un altro reperto molto interessante è l'elmo in ferro trovato a Pegnola (Vallesella) datato al IV-III secolo a.C.; uno studio della dottoressa Gambacurta fa una comparazione con le notizie sugli elmi trovati a LozzoCalalzo e Pozzale per affermare che si tratta di una tipologia unitaria. Mettendoli a confronto con elmi del nord Italia e d'oltralpe conclude che, pur avendo molte affinità con reperti celtici della valle del Gail[3], si tratta di oggetti di fattura locale. Sono state trovate monete che vanno da Vespasiano (69-79 d.C.) a Marco Aurelio(161-180 d.C.) in varie località; Col de MedolVinceCasa De Bernardo. Infine nel centro di Domegge è stata rinvenuta una sepoltura di tre inumati (due adulti e un giovane), supini con il capo rivolto a nord. Il corredo era composto da una collana con perle in pasta vitrea, orecchino d'argento, armilla e catenina bronzee; il materiale è stato datato al VI-VII secolo d.C.. Durante lo scavo sulla statale per la posa del metano è stato rinvenuto un teschio umano molto vicino al precedente sito; perciò si potrebbe ipotizzare una necropoli. Lavori edili nel 2004 hanno consentito, grazie all'attenzione del Gruppo del funzionario della Soprintendenza Padovan, di confermare la presenza dell'area sepolcrale. Un'altra necropoli era probabilmente situata nell'area posta a est della chiesa; ai primi del Novecento in localitàLe Cioupe furono rinvenute due scheletri con parti in bronzo, forse di armature. Durante dei lavori in via Trieste 6 erano stati ritrovati due o tre scheletri con dei vasi in terracotta rossi e gialli, ossa animali e una catena con collare. Nel 1865 venne trovato un cranio con un corredo di uno spillone e una piastra circolare. Questo reperto aveva dieci raggi segnati da pallottoline che erano distribuite su tutta la circonferenza; un filo attorcigliato alla piastra aveva un pendente di vetro bianco e celeste. L'area è vicina a Col de Medol, dove oltre alle monete sembra ci fossero dei muri sul luogo del rinvenimento. Dal versante del colle che guarda la chiesa sgorgava una sorgente di acqua puzzolente (solforosa?) che attraversava i prati di Le Cioupe per poi confluire nel Piave. Va anche citata l'area di Facen, sul lato opposto del lago, dove Alessio De Bon aveva avuto notizie del rinvenimento di sepolture ad inumazione senza corredo, che attribuiva al Medioevo. L'area è ad ampi terrazzi e soleggiata, il toponimo è forse di origine retica, il che ripropone la questione delle culture presenti in Cadore nel periodo preromano.

Storia recente
La statua All'Eroina di Monongah, che commemora le vedove e gli orfani di tutti i minatori.
All'inizio del XX secolo la comunità domeggese fu coinvolta nei fenomeni migratori che interessarono il cadorino e in generale l'intera penisola: un emigrante proveniente da Vallesella è censito fra le vittime della più grave sciagura mineraria che la storia degli Stati Uniti ricordi, avvenuta il 6 dicembre 1907 a Monongah, nella Virginia Occidentale.
Nella seconda metà del XX secolo l'intera area del Cadore è stata interessata da un improvviso miglioramento delle condizioni di vita dovuto allo sviluppo dell'industria dell'occhiale e conseguentemente dall'abbandono delle attività agro-silvo-pastorali. Fra le realtà più importanti da ricordare l'azienda Giorgio Fedon. Nell'agosto del 1992 balzò alla ribalta della cronaca nera nazionale per essere stata teatro del misterioso suicidio di don Mario Bisaglia fratello del senatore Antonio Bisaglia, il quale fu ritrovato cadavere nel lago di Centro Cadore.